Le banche rischiano di perdere 230 miliardi di dollari di ricavi nel settore dei pagamenti con la diffusione di stablecoin e depositi tokenizzati

set 25, 2026
  • Secondo le previsioni, entro il 2030 le stablecoin, i depositi tokenizzati e le valute digitali delle banche centrali rappresenteranno il 4% del volume globale dei pagamenti
  • Quasi il 60% delle aziende è disposto a rivolgersi a operatori non bancari per i servizi legati alle stablecoin
  • I depositi tokenizzati emergono come la principale priorità di breve termine per le banche per mantenere i depositi e preservare la liquidità
  • 4.000 miliardi di dollari di capitale sono immobilizzati nei conti per finanziare i flussi dei pagamenti transfrontalieri

Milano, 25 settembre 2026 – Il settore globale dei pagamenti è vicino a una svolta decisiva. Man mano che le stablecoin, i depositi tokenizzati[1] e le valute digitali delle banche centrali (CBDC) passano dalla fase sperimentale a quella di commercializzazione, le banche si trovano ad affrontare una pressione crescente sui tradizionali flussi di ricavi derivanti dai pagamenti. Secondo il World Payments Report 2027 del Capgemini Research Institute, si prevede che questi strumenti rappresenteranno complessivamente circa il 4% dei volumi globali dei pagamenti entro il 2030, incidendo su flussi di ricavi ad alto margine quali gli spread sui cambi, il correspondent banking, i proventi sui fondi in giacenza e le commissioni di elaborazione delle transazioni.

Negli ultimi tre anni, le banche hanno dato priorità all’innovazione nei pagamenti per la clientela corporate, con il 60% che la identifica come area di investimento strategico. Tuttavia, solo un cliente corporate su tre si dichiara soddisfatto del proprio partner bancario principale, il che evidenzia un divario crescente tra ciò che le banche offrono e ciò che le aziende si aspettano sempre di più.

Quasi tre quarti (74%) delle aziende descrivono i pagamenti transfrontalieri come lenti, costosi e imprevedibili. L’intero processo, dall’avvio e trasferimento del pagamento fino alla conferma e alla riconciliazione, richiede circa 3,5 giorni. Durante questo processo, oltre la metà (57%) delle aziende segnala di non avere accesso in tempo reale allo stato dei pagamenti, alla propria posizione di liquidità o a informazioni trasparenti sui prezzi. Tra le principali esigenze ancora insoddisfatte, le aziende indicano la prevedibilità dell’esito del regolamento, la visibilità in tempo reale sull’esecuzione dei pagamenti e una maggiore protezione dalle frodi. Di conseguenza, per un tipico pagamento transfrontaliero B2B, le aziende sostengono costi complessivi equivalenti al 2% del valore della transazione.

Giunto alla sua 22ª edizione, il nuovo report ha coinvolto oltre 1.100 grandi aziende con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari. In media, gli intervistati operano in 14 mercati, intrattengono rapporti con 11 banche e gestiscono il 34% dei propri volumi di pagamenti B2B attraverso transazioni transfrontaliere. Nonostante i progressi nelle infrastrutture di pagamento, la frammentazione operativa continua a rappresentare la principale sfida per la clientela corporate.

Gli strumenti di intelligent money evoluti accelerano la trasformazione

I limiti strutturali delle infrastrutture per i pagamenti B2B, una maggiore chiarezza normativa e l’evoluzione delle dinamiche di mercato stanno favorendo l’emergere di quella che il report definisce strumenti di intelligent money evoluti: stablecoin, depositi tokenizzati e valute digitali emesse dalle banche centrali (CBDC) che consentono di fare di più che semplicemente trasferire denaro da un conto all’altro.

Grazie alla possibilità di operare 24 ore su 24, 7 giorni su 7, integrare regole automatizzate e garantire il completamento immediato delle transazioni, questi strumenti possono ridurre significativamente le inefficienze nei pagamenti transfrontalieri. Secondo il report, una loro adozione su larga scala potrebbe liberare fino a 4.000 miliardi di dollari attualmente immobilizzati in conti di regolamento e di liquidità: risorse che oggi generano rendimenti limitati e che non possono essere impiegate per finanziare credito, investimenti o altre attività produttive a sostegno della crescita economica.

La domanda delle aziende per questa nuova generazione di strumenti di pagamento è già in crescita e le banche rimangono il fornitore preferito: a parità di costo e qualità del servizio, il 71% delle aziende sceglierebbe una banca anziché una fintech per i pagamenti tokenizzati. Tuttavia, questa preferenza non è garantita. Quasi il 60% dei clienti corporate è disposto a rivolgersi a operatori non bancari per i servizi legati alle stablecoin qualora le proprie banche partner non riuscissero a tenere il passo. Questo progressivo indebolimento della posizione competitiva delle banche si verifica mentre i clienti corporate riferiscono che il 36% dei loro volumi di pagamenti B2B passa già attraverso operatori non bancari.

“Il settore dei pagamenti sta entrando nel periodo di trasformazione maggiormente significativo dalla nascita dell’online banking”, ha dichiarato Dario Patrizi, Financial Services Director di Capgemini in Italia. “Stiamo superando la fase di hype che ha caratterizzato il fenomeno dell’intelligent money. Ora entriamo in un periodo in cui gli aspetti economici e i volumi delle transazioni rendono impossibile per le banche rimanere ai margini. Ci sono 230 miliardi di dollari in gioco: le banche devono decidere quale ruolo vogliono svolgere in questo ecosistema emergente. Un gruppo selezionato di banche ha già compiuto la propria scelta e sta ora contribuendo a definire gli standard e i modelli di governance che plasmeranno il mercato. Le banche che agiranno oggi potranno costruire una fiducia duratura, intercettare nuovi flussi di pagamento e mantenere i depositi della clientela corporate che sono alla base delle loro più ampie relazioni bancarie.”

Le banche considerano i depositi tokenizzati una priorità assoluta

Di fronte alla crescente commercializzazione dell’intelligent money, le banche devono definire il proprio posizionamento strategico all’interno di questo ecosistema. Secondo il report, i dirigenti bancari individuano nei depositi tokenizzati la principale priorità di breve termine, grazie alla loro capacità di rimanere nei bilanci bancari e di integrarsi nell’attuale quadro normativo. Tuttavia, solo il 21% delle banche, classificate come leader, sta attivamente portando su scala almeno uno degli strumenti evoluti di intelligent money, mentre il restante 79% sta ancora valutando il proprio posizionamento.

Queste banche con le performance migliori si concentrano su specifici casi d’uso corporate in grado di ridurre le inefficienze operative e valorizzare il proprio ruolo oltre le sole commissioni sulle transazioni. I risultati sono misurabili: rispetto alle banche mainstream, queste banche leader hanno una probabilità tre volte maggiore di individuare nuove fonti di ricavi e prevedono di compensare il calo dei ricavi da transazione entro 15 mesi, rispetto ai 25 mesi della restante parte del settore. Sono inoltre più decise nelle proprie strategie: il 33% delle banche leader punta ad assumere un ruolo trasformativo sul mercato, contribuendo a definire il funzionamento dell’ecosistema, mentre il 40% delle banche mainstream intende adottare un approccio reattivo.

Secondo il report, poiché il regolamento delle transazioni effettuate con intelligent money è irrevocabile, le banche leader attribuiscono particolare importanza alla compliance, integrandola direttamente nel processo di esecuzione prima che il denaro venga trasferito. Rispetto alle banche mainstream, effettuano il monitoraggio delle transazioni tra reti con una frequenza 1,5 volte superiore e hanno una probabilità 1,2 volte maggiore di investire sia in sistemi di sorveglianza basati sull’AI per individuare comportamenti anomali nei wallet, sia nell’integrazione di controlli antiriciclaggio (AML) e di adeguata verifica della clientela (KYC) in tempo reale nei flussi delle transazioni.

Tuttavia, anche tra le banche leader permangono alcune lacune strutturali. Poco più della metà (56%) dichiara di disporre delle competenze e dei talenti necessari per sviluppare e gestire asset digitali, nonché della preparazione tecnica e delle capacità necessarie a supportare la tokenizzazione, gli smart contract e l’interoperabilità tra le reti finanziarie. Colmare questo divario sarà determinante per stabilire quali banche siano maggiormente preparate a passare dalla sperimentazione all’implementazione su larga scala.

Leggi il report completo: World Payments Report 2027 – Now Money Really Never Sleeps

Metodologia di ricerca

Il World Payments Report 2027 si basa su due principali fonti di ricerca. La Global Corporate Survey 2026, realizzata tra maggio e giugno 2026 in collaborazione con INJ Partners, ha coinvolto 1.110 grandi aziende con ricavi superiori a 1 miliardo di dollari in nove paesi. Gli intervistati erano equamente distribuiti tra i settori assicurativo, manifatturiero e della logistica/trasporti. La Global Banking Executives Survey, condotta nello stesso periodo, ha coinvolto 300 dirigenti bancari in nove mercati: Australia, Francia, Germania, Hong Kong, Paesi Bassi, Singapore, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. Le banche classificate come “leader” stanno portando attivamente su scala almeno uno degli strumenti di accelerated intelligent money, mentre le banche mainstream stanno ancora sperimentando, valutando o non prendendo in considerazione questi strumenti.


[1] Le stablecoin sono valute digitali il cui valore è ancorato a una valuta tradizionale, mentre i depositi tokenizzati sono depositi bancari tradizionali emessi sotto forma di token digitali su una blockchain.