Le aziende accelerano gli investimenti nel campo dell’adattamento ai cambiamenti climatici, ma solo il 15% ha quantificato con precisione l’impatto finanziario dei rischi legati al clima

set 22, 2026
  • Quasi 7 dirigenti su 10 considerano prioritario l’adattamento ai cambiamenti climatici per rendere più resiliente la propria azienda
  • La quota di aziende in ritardo rispetto agli obiettivi net zero sale all’11% nel 2026, dall’1% del 2025
  • Per oltre 7 aziende su 10, garantire l’accesso a risorse essenziali sta diventando un fattore più determinante nelle decisioni sulla sostenibilità rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni

Milano, 22 settembre 2026 – L’instabilità climatica, lo stress idrico, la scarsità di risorse e la volatilità geopolitica stanno aumentando la pressione sulle attività aziendali, sulle supply chain e sulla crescita. Secondo la quinta edizione del report A World in Balance: The resilience resetdel Capgemini Research Institute, le aziende stanno reagendo ponendo maggiore attenzione all’adattamento ai cambiamenti climatici e alla resilienza del business[1]. Inoltre, quasi due terzi delle aziende dichiarano di utilizzare l’AI per portare avanti le proprie strategie di sostenibilità. La ricerca evidenzia tuttavia anche un divario crescente tra ambizioni e capacità di attuazione: un numero sempre maggiore di aziende è in ritardo rispetto agli impegni net zero e incontra difficoltà nel misurare gli impatti legati al clima e all’AI.

Le strategie di sostenibilità si concentrano sempre più su resilienza, continuità operativa e accesso alle risorse essenziali

Quasi 9 aziende su 10 dichiarano che gli eventi legati ai cambiamenti climatici hanno causato interruzioni nelle proprie supply chain. In risposta, il 68% dei dirigenti afferma che la propria azienda sta dando priorità all’adattamento ai cambiamenti climatici, rispetto al 56% del 2025. La percezione della sostenibilità da parte dei business leader sta evolvendo: il tema non è più legato esclusivamente a rendicontazione e compliance, ma viene sempre più valutato alla luce di risultati di business misurabili, resilienza, continuità operativa e accesso alle risorse essenziali. Quasi due terzi dei dirigenti considerano la sicurezza energetica e l’accesso alle risorse essenziali un fattore determinante per gli investimenti nella sostenibilità. Più di 7 su 10 affermano che garantire l’accesso a risorse essenziali – tra cui energia, acqua e materie prime – esercita oggi una maggiore influenza sulle decisioni in materia di sostenibilità rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni.

Questa evoluzione sta inoltre ridefinendo le priorità strategiche delle aziende: oltre tre quarti dei dirigenti affermano che la propria azienda sta accelerando gli sforzi per integrare la resilienza energetica e delle risorse nelle strategie di business e di sostenibilità. Accanto alla sicurezza energetica, i rischi legati all’acqua rappresentano una preoccupazione crescente: il 61% dei dirigenti ritiene che, nei prossimi cinque anni, la scarsità d’acqua rappresenterà un vincolo alla crescita del business maggiore rispetto alla disponibilità di energia.

Sebbene la consapevolezza relativa a questi rischi sia in aumento, il livello di prontezza operativa rimane disomogeneo. Solo il 15% delle aziende ha quantificato con precisione l’impatto finanziario delle interruzioni legate ai cambiamenti climatici, mentre poco più di un dirigente su quattro afferma che la propria azienda ha valutato i rischi climatici lungo l’intera catena del valore estesa o ha implementato strumenti o piattaforme di analisi dei rischi climatici. Tuttavia, emergono segnali di una maggiore capacità di adattamento: la quota di dirigenti che ritengono la propria azienda non adeguatamente preparata agli impatti dei cambiamenti climatici è scesa dal 54% del 2025 al 44% del 2026.

“Gli effetti del cambiamento climatico sono diventati la nostra nuova normalità, ma c’è ancora un ampio divario tra la consapevolezza dei rischi da parte dei leader aziendali e l’adozione di misure atte a contrastarli. Per proteggere le proprie supply chain, attività operative e infrastrutture, nonché garantire l’accesso a risorse essenziali come energia, acqua e materie prime, non è più possibile rimandare l’azione per il clima”, ha dichiarato Monia Ferrari, Amministratore Delegato di Capgemini in Italia.“È positivo vedere che le aziende stanno dando priorità all’adattamento e alla resilienza come leve per una crescita sostenibile. Tuttavia, con l’evoluzione dei rischi climatici e politici, le aziende devono continuare a integrare la sostenibilità nella propria strategia di business e nelle attività operative quotidiane.”

Gli investimenti nella sostenibilità continuano a generare un ROI positivo

Quasi 7 aziende su 10 affermano che le proprie iniziative di sostenibilità hanno generato un ritorno sull’investimento netto positivo. Quasi due terzi dei dirigenti (64%) dichiarano che gli investimenti nella sostenibilità hanno contribuito ad aumentare le vendite, rispetto al 47% del 2025, mentre il 74% riconosce che le pratiche sostenibili hanno rafforzato la propria brand equity.

Guardando ai prossimi mesi, l’83% afferma che la propria azienda aumenterà la spesa destinata all’adattamento ai cambiamenti climatici nei prossimi 12-18 mesi. Si tratta di una tendenza già evidente: lo scorso anno le aziende hanno destinato alla sostenibilità l’1,04% dei ricavi, superando lo 0,8% inizialmente stanziato. Questi investimenti stanno inoltre aiutando le aziende a gestire i disagi operativi: quasi due terzi dei dirigenti del settore manifatturiero o dei comparti ad alta intensità di asset affermano che tali investimenti hanno migliorato l’efficienza operativa in presenza di disponibilità limitata delle forniture, mentre poco più della metà dichiara che hanno rafforzato la capacità di anticipare e rispondere alle interruzioni operative e delle supply chain.

Le aziende faticano a dare seguito agli impegni net zero

Sebbene la maggior parte delle aziende abbia definito obiettivi di sostenibilità, la ricerca suggerisce che la loro attuazione rimane complessa. Nel 2026, l’84% delle aziende dichiara di aver fissato obiettivi basati su dati scientifici, tre punti percentuali in più rispetto al 2025. Tuttavia, solo il 42% afferma di essere sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 o quelli intermedi. Il divario tra obiettivi e capacità di attuazione è particolarmente evidente nei programmi net zero. Il numero di aziende in ritardo rispetto a questi obiettivi è aumentato di oltre dieci volte rispetto allo scorso anno. Inoltre, il 29% dichiara di aver posticipato i propri obiettivi net zero, rispetto ad appena l’8% dello scorso anno.

Quasi due terzi delle aziende riconoscono che allineare le iniziative di sostenibilità a obiettivi basati su dati scientifici è complesso. La disponibilità dei dati, la misurazione e la visibilità lungo la catena del valore continuano a rappresentare delle criticità. La quota di aziende in grado di misurare e raccogliere dati relativi a tutte le emissioni Scope 3 è scesa al 34%, dal 54% del 2025, evidenziando le difficoltà nel monitorare e gestire le emissioni generate al di fuori delle attività operative dirette.

L’AI è utile alle iniziative di sostenibilità, ma il suo impatto ambientale è difficile da misurare

L’AI è sempre più considerata uno strumento in grado di trasformare gli obiettivi di sostenibilità in azioni concrete. Quasi due terzi delle aziende dichiarano di utilizzare l’AI per portare avanti le proprie strategie di sostenibilità e oltre un terzo utilizza o prevede di utilizzare l’AI agentica per iniziative di sostenibilità. Allo stesso tempo, le implicazioni ambientali dell’AI stanno ricevendo una crescente attenzione ai livelli più elevati delle organizzazioni: 7 aziende su 10 affermano che le implicazioni dell’AI in termini di sostenibilità vengono discusse a livello di consiglio di amministrazione.

Il monitoraggio e la rendicontazione relative a questa tecnologia rimangono tuttavia limitate. Quasi la metà dei dirigenti afferma che l’AI ha determinato un significativo aumento delle emissioni di gas serra. La preoccupazione per l’impatto ambientale dell’AI sembra però crescere più rapidamente della capacità delle aziende di misurarlo: poco più di un terzo dei dirigenti afferma che la propria azienda misura i consumi energetici dei sistemi e dei carichi di lavoro di AI, nonché la relativa impronta di carbonio.

Per consultare il report completo: https://www.capgemini.com/insights/research-library/sustainability-trends-2026/

Metodologia di ricerca

Il Capgemini Research Institute ha intervistato 2.100 dirigenti di 701 aziende, ciascuna con un fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari, in 13 paesi tra Nord America, Europa e area Asia-Pacifico e in 12 settori e comparti: aerospazio e difesa, agricoltura e silvicoltura, automotive, beni di consumo, energia, servizi finanziari, healthcare e life science, industria manifatturiera, retail, telecomunicazioni, utility e settore pubblico/governativo. La survey è stata condotta nei mesi di giugno e luglio 2026. La ricerca comprende inoltre una survey globale condotta su 6.500 consumatori e interviste a 15 dirigenti di aziende leader.


[1] Per “resilienza” si intende in questo contesto la capacità di un’organizzazione di anticipare, adattarsi e resistere alle interruzioni che interessano le sue operazioni, le supply chain, le risorse e i mercati.