Anche se non esiste ancora una definizione univoca di sovereign cloud, il 43% delle organizzazioni si sta concentrando sulla data localization

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Milano, 13 luglio 2022 – Il sovereign cloud sta diventando una priorità per le organizzazioni che cercano soluzioni sicure, innovative e scalabili per gestire i propri dati: è quanto emerge dall’ultimo report del Capgemini Research Institute, dal titolo “The journey to cloud sovereignty: Assessing cloud potential to drive transformation and build trust”. Il report rileva come l’adozione del sovereign cloud sia determinata principalmente dai requisiti normativi e dall’esigenza delle aziende di controllare i propri dati, con l’obiettivo anche di incrementare la fiducia, incentivare la collaborazione e accelerare l’adozione di un ecosistema di data sharing.

Secondo il report, le organizzazioni manifestano alcune preoccupazioni riguardo all’utilizzo del cloud pubblico come elemento centrale dei progetti di trasformazione digitale: per il 69% degli intervistati si potrebbe infatti incorrere nel rischio di esposizione a leggi extraterritoriali, il 68% teme una mancanza di trasparenza e di controllo su ciò che viene fatto con i dati nel cloud, mentre per il 67% la dipendenza operativa da provider che hanno sede fuori dal territorio nazionale rappresenta un problema.

L’ampia maggioranza delle aziende a livello globale dichiara che adotterà il sovereign cloud per garantire la conformità alle normative (71%), per introdurre controlli e trasparenza sui propri dati (67%), o per garantire immunità dall’accesso ai dati extraterritoriali (65%).

Quasi la metà delle organizzazioni a livello globale (43%) definisce il sovereign cloud come la conservazione dei dati all’interno della propria giurisdizione di riferimento, indipendentemente dall’origine del cloud provider, mentre solo il 14% la definisce come l’utilizzo esclusivo di cloud provider con sede nella loro stessa giurisdizione.

Sono quattro i fattori chiave su cui le organizzazioni si concentrano quando devono scegliere un provider di servizi cloud: identità, gestione degli accessi e crittografia (82%), isolamento dei dati sensibili nel cloud (81%), competitività dei costi (69%) e presenza di data center locali/regionali (66%).

La domanda di servizi cloud si sta evolvendo in linea con le nuove aspettative in materia di sovereign cloud

Quando è stato chiesto agli intervistati di indicare l’ambiente cloud che si aspettano per i prossimi 1-3 anni, più di un terzo (38%) delle organizzazioni pensa di disporre di un ambiente cloud pubblico/ibrido con data center locali, il 30% prevede di utilizzare una versione scollegata o l’entità legale locale di un hyperscaler, mentre l’11% prevede di lavorare esclusivamente con provider cloud con sede all’interno della loro stessa giurisdizione.

Quasi la metà (48%) delle organizzazioni del settore pubblico sta già considerando il sovereign cloud come parte della propria strategia cloud o sta progettando di includerlo nei prossimi 12 mesi. Gli enti pubblici sono spinti dal rispetto per le normative in misura leggermente maggiore (76% contro il 70% delle aziende private) e dalla garanzia dell’immunità dall’accesso ai dati extraterritoriali (69% contro 64%), ma si aspettano anche maggiori vantaggi legati ai dati dal sovereign cloud rispetto alle organizzazioni private.

Incentivare la collaborazione e gli ecosistemi di data sharing

Il report evidenzia inoltre che, pur soddisfacendo i più elevati requisiti normativi e di sicurezza dei dati, le organizzazioni stanno valutando il sovereign cloud per ottenere numerosi benefici, con un miglioramento in termini di collaborazione, condivisione dei dati, fiducia e opportunità di innovazione. Il 60% delle organizzazioni crede che la sovranità del cloud faciliterà la condivisione dei dati con partner fidati all’interno di un ecosistema, mentre il 42% dei dirigenti intervistati ritiene che un servizio cloud interoperabile e affidabile possa facilitare l’adozione su scala di nuove tecnologie come il 5G, l’intelligenza artificiale (AI) e l’Internet of things (IoT).

“Nell’ambiente attuale, la sovranità di IT e supply chain ha assunto un’importanza davvero strategica. Le organizzazioni attualmente ancora restie a sfruttare gli evidenti vantaggi del cloud possono ricorrere al sovereign cloud come strumento per raggiungere quest’obiettivo. Di conseguenza, l’importanza del sovereign cloud sta crescendo in modo trasversale a settori e aree geografiche, fattore che consente alle organizzazioni di controllare e proteggere i propri dati in misura sempre maggiore – nel settore pubblico, con particolare attenzione a fiducia, trasparenza, scelta e portabilità. Non c’è da sorprendersi quindi che enti governativi e istituzioni siano tra i primi a prendere in considerazione il sovereign cloud nelle loro organizzazioni”, ha dichiarato Domenico Leone, Public Sector Director di Capgemini in Italia.

“Nel progettare le proprie strategie cloud, le organizzazioni non dovrebbero concentrarsi solo sui requisiti di conformità, ma avere una vera e propria ‘visione aziendale’ dei loro dati. In questo modo potranno sfruttare appieno i vantaggi del sovereign cloud, come fiducia, collaborazione e innovazione anche per i dati più sensibili, sviluppando un vantaggio competitivo e un servizio migliore per i loro utenti”, ha concluso Leone.

Metodologia di ricerca

Il Capgemini Research Institute ha intervistato dirigenti di 1.000 organizzazioni, di livello director o superiore, tra maggio e giugno del 2021. L’indagine ha coperto 10 paesi, tra cui Francia, Germania, Italia, Stati Uniti, Regno Unito, India e Australia. Le organizzazioni coinvolte (escluso il settore pubblico) hanno registrato un fatturato superiore a 1 miliardo di dollari nell’ultimo esercizio. Il Capgemini Research Institute ha inoltre condotto 14 interviste approfondite con dirigenti del settore IT e commerciale.

Per maggiori informazioni e per scaricare una copia del report cliccare qui.

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