Puoi raccontare un momento in cui ti sei sentita davvero valorizzata e responsabilizzata in Capgemini?

Mi sono sentita davvero valorizzata quando, in uno degli scorsi progetti che ho affrontato da PMO nel mondo banking, ho avuto l’opportunità di prendere l’esperienza del mio manager e trasformarla in autonomia reale.

Non si è trattato solo di “affiancamento”: dopo un primo momento di osservazione diretta e di condivisione di suggerimenti concreti, mi sono trovata a guidare SAL, condurre stand‑up, rivedere i piani di progetto, fare da punto di riferimento operativo… e tutto questo con un grande equilibrio tra supporto e fiducia.

È stato un momento chiave perché non mi veniva chiesto di replicare, ma di interpretare: portare la mia energia, il mio modo di comunicare, la mia capacità di fare ordine, e allo stesso tempo assimilare ciò che fa di un PM una figura che regge un progetto anche nei momenti più complessi.

Quello è stato il momento in cui ho capito che Capgemini non ti responsabilizza quando sei “pronta”: ti responsabilizza per renderti pronta ad affrontare le prossime sfide.

Come collabori con colleghi di team e paesi diversi?

La collaborazione cross‑country è diventata centrale soprattutto nel progetto che sto vivendo nel mondo bancario. Qui ho modo di lavorare quotidianamente con un vasto team di colleghi offshore, imparando che la distanza non è mai davvero geografica, ma informativa e culturale.

Abbiamo costruito un modello di lavoro basato sulla condivisione continua delle informazioni tramite documentazione, sessioni funzionali, strumenti AI che ci permettono di agevolare la condivisione in real-time valicando le barriere linguistiche, e facendo sempre attenzione alle differenze comunicative, perché ogni paese ha tempi, toni e modalità diverse (e capirle permette di collaborare in modo più umano ed efficace!).

Così ho acquisito la consapevolezza che lavorare con team diversi non significa adattarsi, ma imparare a co-costruire un modo di lavorare nuovo, più ricco per tutti.

Puoi raccontarci un progetto o un risultato di cui sei particolarmente orgogliosa?

Il progetto di cui sono più orgogliosa è proprio quello che sto affrontando ora, per due motivi complementari.

Da un punto di vista professionale, mi sta permettendo di osservare la complessità progettuale da prospettive diverse, passando da un team all’altro e contribuendo in modo più completo e trasversale. Questa transizione mi sta dando una visione a 360° dell’architettura, della governance e del valore strategico e operativo dell’asset che stiamo costruendo.

È un percorso che mi sta aiutando a sviluppare un mindset più olistico, perché non vedo più il lavoro come un insieme di task, ma come un sistema unico in cui ogni scelta ha un impatto. Questo, più di tutto, mi sta formando come professionista.

Il secondo motivo è personale: questo progetto mi fa sentire davvero al centro di un percorso di crescita in cui posso mettere a frutto tutto ciò che ho imparato nei progetti precedenti – dalla PMO all’Enterprise Architecture – e capire come far dialogare architettura, governance ed execution. È un’esperienza che mi sta facendo evolvere nel modo più concreto possibile.

Come bilanci la tua vita professionale e personale?

Per me il bilanciamento non è solo una questione di orari, ma di energia. Il teatro è una mia grande passione e un hobby, oltre che una parte fondamentale della mia vita: mi aiuta a mantenere attiva la creatività, la presenza e l’ascolto, che paradossalmente sono competenze essenziali anche nel lavoro che facciamo (pur essendo in un ambito così tech).

Quindi cerco di portare questa dimensione anche in ufficio: un caffè condiviso, una battuta, un momento di leggerezza in riunione o in call… sono piccole cose che cambiano completamente il clima di un team.

Credo che il nostro lavoro richieda concentrazione, metodo e presenza – ma anche umanità, la capacità di riconnettersi, di alleggerire e prendere un respiro al momento giusto. Per me il work‑life balance è questo: avere la libertà di essere professionale senza mai rinunciare alla parte più colorata che mi rende esattamente quella che sono.