Negli ultimi anni il dibattito sulla trasformazione del manufacturing si è concentrato soprattutto sulla tecnologia. Nuove piattaforme, sistemi MES/MOM, intelligenza artificiale, sensori, digital twin: ogni azienda corre a introdurre soluzioni sempre più sofisticate. Ma la vera domanda è: perché lo stiamo facendo?

Troppe volte ho visto progetti nati con l’idea di “digitalizzare” senza una chiara definizione degli obiettivi. E il rischio è evidente: si investono risorse, si installano sistemi, si producono dati, ma non si ottengono i risultati attesi. La digitalizzazione, da sola, non è un obiettivo. È un mezzo.

Il punto di partenza deve essere la chiarezza sugli obiettivi: ridurre i fermi macchina, migliorare la qualità, accorciare il time-to-market, aumentare la produttività. Solo così il digitale smette di essere un costo e diventa un acceleratore di valore. La trasformazione del manufacturing nasce dalla chiarezza degli obiettivi e dalla capacità di renderli misurabili.

Dal management allo shopfloor: rompere i silos informativi

Un limite strutturale che noto spesso nelle aziende che visito è la distanza tra chi decide la strategia e chi vive ogni giorno i processi in fabbrica. I C-level parlano di strategia, competitività, resilienza. Gli operatori di linea parlano di scarti, micro-fermi, manutenzioni urgenti. Spesso questi due mondi non si incontrano.

È qui che trova la sua ragion d’essere il Center of Excellence Manufacturing & Operations di Capgemini Engineering: creare un ponte tra il top management e gli operatori, trasformando la visione aziendale in azioni concrete, misurabili e sostenibili.

Un direttore generale non deve solo ricevere KPI mensili: deve vedere, in tempo reale, come le sue decisioni si traducono in azioni operative. Un responsabile di stabilimento non deve solo inseguire target di produzione: deve sentire che la sua voce è ascoltata anche a livello strategico. Quando questi due mondi dialogano, la trasformazione diventa concreta.

La misurabilità è il vero ‘game changer’

Molti parlano di “trasformazione digitale” perché alla fine, ciò che conta, sembra essere quanti moduli hai installato o quanti sensori hai collegato. Io preferisco parlare di valore misurabile.

Alla fine tutto si gioca sulla misurabilità. Un progetto non vale perché implementa una nuova tecnologia ma perché produce risultati tangibili: meno downtime, meno scarti, più efficienza, più margine. Se non si può misurare, non è trasformazione. Conta quanto margine hai guadagnato, quante inefficienze hai eliminato, quanto tempo hai recuperato. La trasformazione non è un concetto astratto: sono KPI chiari, tangibili, difendibili.

Il vero punto di svolta nella trasformazione arriva quando ingegneria e digitale smettono di essere mondi separati. Non basta progettare linee all’avanguardia se non vengono alimentate da dati reali; non basta avere sistemi sofisticati se non dialogano con i processi fisici. Il valore nasce dall’integrazione: quando il digitale rende le decisioni ingegneristiche più rapide, più precise e più efficaci, allora il cliente vede davvero il cambiamento.

Compliance come leva di trasformazione

Un aspetto spesso sottovalutato, ma oggi decisivo, è quello della conformità normativa. Il nuovo Regolamento Europeo 2023/1230 Macchinari (che sostituisce la Direttiva 2006/42/CE) ridefinisce i requisiti di sicurezza, interoperabilità e tracciabilità per impianti e macchine. Non si tratta di un semplice adempimento legale: è un vero cambio di paradigma. Le aziende non devono solo progettare nuove linee conformi, ma anche riqualificare e certificare macchine e processi esistenti.

Qui la trasformazione digitale diventa alleata della compliance:

  • Il MES con la tracciabilità permette di dimostrare, con dati reali, la conformità.
  • Il digital twin e la simulazione consentono di validare scenari di sicurezza prima della messa in esercizio.
  • L’integrazione di engineering e digitale accelera i processi di certificazione e riduce il rischio di non conformità.

La compliance smette così di essere un costo o un vincolo e diventa una leva di competitività: un modo per aumentare fiducia, ridurre rischi e accelerare il time-to-market.

Il futuro della fabbrica italiana: tre forze chiave

Guardando allo scenario dei prossimi 3-5 anni, vedo tre forze che segneranno in maniera definitiva il futuro della fabbrica italiana:

  • Sostenibilità: non è più un nice-to-have. Chi non saprà rendere sostenibile la propria produzione sarà destinato a soccombere.
  • Intelligenza artificiale: non come slogan, ma come strumento per aumentare la capacità delle persone di agire in fretta, con più informazioni e meno errori.
  • Nuovi modelli organizzativi: la vera differenza tra due fabbriche non sarà negli impianti, ma nella velocità con cui sapranno adattarsi ai cambiamenti. Le aziende che costruiranno modelli organizzativi agili, collaborativi e data-driven saranno quelle che guideranno il cambiamento.

Il vero cambiamento non è tecnologico, ma strategico

Ecco la verità che spesso non si dice: la tecnologia non è il problema e neppure la soluzione. Il vero tema è come guidare il cambiamento.

Ogni C-level dovrebbe porsi tre domande prima di avviare un progetto di trasformazione:

  • Qual è il risultato misurabile che vogliamo ottenere?
  • In che modo colleghiamo la strategia alle decisioni operative quotidiane?
  • Come rendiamo inseparabili ingegneria, digitale e compliance per creare valore reale?

Chi non risponde con chiarezza a queste domande rischia di spendere milioni di euro senza cambiare nulla.

Serve un cambio di paradigma:

  • Non si tratta di installare sistemi, ma di generare risultati.
  • Non si tratta di accumulare dati, ma di trasformarli in decisioni.
  • Non si tratta di inseguire adempimenti normativi, ma di trasformarli in vantaggio competitivo.

La missione del Center of Excellence Manufacturing & Operations di Capgemini Engineering è aiutare i clienti a dare un nome e un valore concreto ai propri obiettivi, a supportare l’integrazione tra ingegneria, digitale e compliance. Solo così la trasformazione diventa reale, misurabile e soprattutto duratura.