Come collabori con colleghi di team e paesi diversi?

Lavorare in un contesto internazionale è uno dei maggiori acceleratori di crescita. Ho sempre creduto nel valore delle esperienze all’estero: ampliano la visione, allenano la flessibilità e arricchiscono le competenze.

Far parte di una Global Business Line significa vivere questa dimensione ogni giorno. Collaborare con team multiculturali permette di integrare prospettive diverse, costruire soluzioni condivise e innovare insieme.

È un ambiente che ti spinge a crescere e ad aprirti a nuove modalità di lavorare, superando confini geografici e mentali.

Cosa diresti a chi sta considerando una carriera in Capgemini?

Direi di farlo senza esitazioni. Capgemini è il posto giusto per chi vuole crescere, sperimentare e avere un impatto reale, sui progetti e sul proprio percorso.

Qui trovi un ambiente che valorizza le persone, che ti sfida quando serve e ti supporta quando ne hai bisogno. Un contesto dove puoi essere ambizioso, curioso e autentico.

Da poco sono diventata mamma, e questo mi ha reso ancora più consapevole del valore di lavorare in un’azienda che crede nel work–life balance, nella fiducia e nella responsabilità condivisa. In Capgemini puoi costruire una carriera solida senza rinunciare alle tue priorità.

Se cerchi un percorso di crescita professionale e personale in un contesto globale, Capgemini è un’ottima scelta.

Come bilanci vita professionale e personale?

Per me l’equilibrio nasce dalla capacità di definire priorità, comunicare in modo chiaro e fare scelte consapevoli, anche quando non sono le più semplici.

Nel tempo ho capito che non si tratta di inseguire la perfezione, ma di costruire ogni giorno un modello sostenibile, che permetta di dare il meglio sul lavoro senza perdere di vista ciò che è davvero importante.

Credo che la leadership, in questo senso, sia la capacità di decidere con trasparenza e responsabilità, mantenendo un’attenzione autentica alle persone e al loro benessere.

Così affronto il bilanciamento tra vita professionale e personale: scegliendo, con consapevolezza, ciò che conta davvero.

A quale modello femminile ti ispiri e perché?

Trovo profonda ispirazione nelle storie di donne che, acclamate o poco conosciute, riescono a lasciare un segno, e sono ancora più affascinata quando si percepisce lo spirito collaborativo delle donne stesse, che riescono a mettere a fattor comune la conoscenza individuale per costruire qualcosa di ancora più potente e risonante.

La leadership trasformativa di Ursula Burns, i risultati di Samantha Cristoforetti, Rupi Kaur e la sua abilità creativa, il grido di affermazione/rivoluzione di Patti Smith… esemplificano collettivamente l’incredibile impatto che le donne possono avere in diversi campi.

Le loro storie servono a ricordarci costantemente che, come donne, possediamo la capacità unica di apportare un cambiamento significativo.

Durante la tua carriera hai mai vissuto un momento critico? Come lo hai superato?

Sono convinta che ognuna di noi abbia vissuto l’esperienza di trovarsi in una riunione di lavoro o in una discussione informale ed essere l’unica donna presente, magari anche la più giovane, parlando di argomenti che per bias sembrano non essere inclini alla «libreria» femminile.

E credo che tutte noi abbiamo sperimentato, almeno una volta, quella sensazione che porta inevitabilmente a pensare che i nostri contributi vengano trascurati.

A me è successo e ho scelto la proattività, trasformando la difficoltà in un’opportunità di crescita personale. Ho espresso in modo assertivo le mie intuizioni e idee, sfidando i preconcetti con contributi ben ponderati e ho cercato il mentoring necessario.

In che modo essere donna è stato un valore aggiunto o un ostacolo nel raggiungimento dei tuoi obiettivi?

Quando ragiono sul mio percorso e sugli obiettivi raggiunti, preferisco parlare di «indole» e «carattere» piuttosto che di «genere». Abbracciare la mia natura, consapevole del mio ruolo e del valore che posso portare ha arricchito la mia prospettiva, anche se non nascondo di aver affrontato momenti che hanno richiesto una forte resilienza. Questa riflessione su me stessa ha sempre alimentato il mio impegno nel superare le barriere e promuovere un’autentica cultura di inclusività.

Che consiglio daresti alle colleghe più giovani?

Riflettendo su tutte le lezioni apprese e i consigli preziosi che ho ricevuto nel mio percorso fino a oggi, il mantra si potrebbe tradurre così: abbracciate la vostra unicità, coltivate relazioni autentiche, alimentate la vostra curiosità, sostenetevi reciprocamente, fissatevi obiettivi ambiziosi, affrontate con determinazione le sfide e se fallite, fatelo gloriosamente.

Ma soprattutto, tenete a mente che sebbene sfruttiamo la nostra intelligenza e la tecnologia per compiere gesta straordinarie, non siamo fatti di pezzi di ricambio o righe di codice da modificare. Perciò, non dimenticate mai, di prendervi cura di voi stesse.