Continous improvement mindset

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Tutto in questo mondo può essere migliorato e cambiato: l’importante è avere la forza e le carte in regola per poterlo fare. Io, ad esempio, nel mio piccolo voglio fare la differenza cercando di aiutare quante più persone riesco a sostenere: guidandole, supportandole ma soprattutto confrontandomi con loro cercando di capire qual è il modo migliore per cambiare. Come? Partendo da ciò che faccio per lavoro…

Chi mi conosce sa quanto per me sia importante utilizzare metodi, processi e procedure che siano sempre più efficienti e performanti e che da un lato portino l’azienda a lavorare in modo più strutturato nel suo complesso e dall’altro, aspetto ancora più importante, spingano la persona a migliorarsi sempre di più. Io voglio dare il mio contributo sotto questo aspetto che reputo fondamentale per un azienda leader nel settore IT cone Capgemini che naviga in un contesto di mercato estremamente dinamico. E se il contesto lo richiede, bisogna adeguarsi.

In generale, il concetto di cambiamento è sempre un po’ difficile da digerire e da gestire: quante volte nella vita ci siamo trovati a portare avanti situazioni che erano statiche, uguali, e che affrontavamo nello stesso identico modo da sempre? Spesso andiamo avanti senza porci domande del tipo “E se potessi migliorare i quello che faccio?”, “Se potessi fare il mio lavoro con meno fatica?”, “Se potessi essere più felice?”…

Nel lavoro, come nella vita, quando ci si abitua ad una cosa è difficile staccarsene e cambiare. E’ difficile soprattutto perché “sappiamo quello che abbiamo ma non sappiamo cosa troviamo”, abbiamo paura dell’ignoto. Questo è il punto. Non credo che la resistenza al cambiamento sia qualcosa che si definisce da sè, ma deriva dalla paura di cambiare in peggio.

Il KAI+ZEN (KAI=cambiamento + ZEN=buono) è un concetto Giapponese che può essere applicato a tanti contesti diversi, lavoro, sport, vita privata, e il significato resta sempre lo stesso: cambiare la propria vita, cambiare il proprio modo di fare le cose, non fermarsi e non accontentarsi mai di un risultato, per quanto buono possa essere, deve essere un motore per le nostre giornate. Tutte le giornate. Solo così possiamo fare realmente la differenza.

Raccogliamo dati, storie e informazioni, confrontiamoci il più possibile con chi ci circonda, poniamoci più domande, siamo curiosi e ragioniamo sui modi possibili di raggiungere il cambiamento buono. E’ tutti qui: è questa la chiave per non morire mai.

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