La maggior parte dei leader aziendali considera la sostenibilità ambientale un obbligo oneroso piuttosto che un investimento per il futuro

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Gli executive sono consapevoli di quanto sia urgente intraprendere iniziative per combattere il cambiamento climatico, ma l’impatto è stato finora limitato per mancanza di strategia globale, chiarezza sulle ragioni di business e implementazione coordinata

Milano, 10 novembre 2022 – Sebbene le organizzazioni riconoscano l’importanza della sostenibilità e la maggior parte abbia dichiarato obiettivi net zero, c’è ancora un divario tra le ambizioni a lungo termine e le azioni concrete a breve termine. È quanto emerge dal nuovo report del Capgemini Research Institute, “A World in Balance – Why sustainability ambition is not translating to action”, che evidenzia anche come il business case per l’implementazione di misure di sostenibilità sia in gran parte sottovalutato o male interpretato, tanto che solo il 21% dei dirigenti lo ritenga chiaramente definito.

Per stabilire se le aziende stanno considerando con sufficiente serietà l’urgenza di intraprendere iniziative di sostenibilità ambientale e per valutare i loro progressi nel corso degli anni, il Capgemini Research Institute ha promosso la prima edizione di una ricerca annuale a livello globale, coinvolgendo 2.004 dirigenti di 668 grandi organizzazioni con un fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari, con sede in 12 paesi e attive in settori chiave.

Sebbene la sostenibilità sia ormai parte integrante delle strategie aziendali e quasi due terzi (64%) dei dirigenti affermino che rappresenti una priorità assoluta per tutti i membri della C-suite delle loro organizzazioni, esiste ancora un divario tra le ambizioni in tema di cambiamento climatico e le azioni intraprese: meno della metà (49%) dei partecipanti dispone di un elenco di iniziative per i prossimi tre anni e poco più di un terzo (37%) afferma che la propria azienda sta riconsiderando il proprio modello operativo. In totale, gli investimenti in iniziative di sostenibilità per le aziende con un fatturato superiore ai 20 miliardi di dollari sono pari in media solo allo 0,41% del fatturato totale, mentre le imprese più piccole (con un fatturato tra 1 e 5 miliardi di dollari) stanno investendo maggiormente (in media il 2,81%): gli investimenti medi in R&D effettuati delle aziende S&P 500 nel 2020 risultano invece del 4%.[1]

Dal report emerge che molte aziende non hanno una visione complessiva e un adeguato sistema di coordinamento degli impegni di sostenibilità in tutte le loro attività, e che i vari team continuano a operare in silos. Ad esempio, solo il 43% degli intervistati afferma che i dati relativi alla sostenibilità sono disponibili e condivisi in tutta l’organizzazione, mentre meno della metà delle aziende (47%) sta attivamente assumendo nuovi talenti con forti competenze in materia di sostenibilità.

Le aspettative dei dipendenti e le normative sono i principali driver delle iniziative di sostenibilità

Attualmente, i principali fattori che favoriscono le iniziative di sostenibilità sono la pressione esercitata da dipendenti attuali e potenziali (per il 60% dei dirigenti) e la necessità di anticipare la maggiore rigidità delle prossime normative (57%), mentre il 52% dei dirigenti afferma di prevedere un aumento dei ricavi in futuro. La maggior parte delle aziende non ha ancora intrapreso azioni perché teme le implicazioni economiche a breve termine: spesso la sostenibilità è infatti vista come un aspetto legato ai costi piuttosto che ai valori, in particolare nel panorama macroeconomico globale. Soltanto un intervistato su cinque (21%) ritiene che il business case per la sostenibilità sia ben chiaro, mentre il 53% afferma che i costi per intraprendere tali iniziative siano superiori ai potenziali benefici.[2] Al contrario, il report ha rilevato che le organizzazioni che danno priorità alla sostenibilità stanno già superando quelle che non lo fanno.[3]

“Molte aziende comprendono la necessità di implementare iniziative di sostenibilità, ma devono allinearsi su una strategia chiara e su obiettivi a breve termine per raggiungere risultati concreti che permettano alla società di non superare i limiti del nostro pianeta”, afferma Andrea Falleni, Amministratore Delegato di Capgemini in Italia. “Se vogliamo limitare il riscaldamento globale a 1,5°C dobbiamo agire ora, e il cambiamento deve partire dall’alto. Le aziende devono rivedere i propri modelli di business per creare prodotti e servizi sostenibili. Si tratta di un investimento per il futuro: con l’aumento delle normative e delle pressioni da parte della società civile e, di conseguenza, un maggiore controllo da parte di consumatori e investitori, le aziende che non riescono a soddisfare i loro obiettivi di sostenibilità corrono il rischio di diventare obsolete o inadeguate nei prossimi anni. Chi mai vorrebbe essere a capo di un’azienda non sostenibile?”

Alcune aziende investono in tecnologia per limitare il loro impatto ambientale

Le aziende sono più consapevoli dell’impatto ambientale della loro tecnologia e fanno leva su nuovi strumenti per raggiungere i loro obiettivi. Più della metà dei dirigenti (55%) afferma che la propria azienda è consapevole della quantità di anidride carbonica emessa dalla propria tecnologia (strumenti digitali, app, sistemi IT e data center), percentuale che raggiunge il 63% nel settore della produzione industriale e il 61% in quello dei prodotti di consumo e dell’energia. Per raggiungere i propri obiettivi di sostenibilità, il 58% delle organizzazioni afferma di utilizzare l’intelligenza artificiale e l’automazione, in particolare nel settore dell’energia (72%), mentre oltre la metà delle aziende a livello globale (54%) sta investendo in tecnologie digitali come AR/VR o strumenti di collaborazione per ridurre gli spostamenti dei dipendenti.

Metodologia di ricerca

Per realizzare questa ricerca, il Capgemini Research Institute ha svolto un sondaggio su 2.004 intervistati appartenenti a 668 organizzazioni con un fatturato annuo superiore a 1 miliardo di dollari. Il 50% dei dirigenti era a capo di funzioni aziendali (ad esempio, strategia, sostenibilità, sales e marketing, contabilità e finanza, IT, operations), mentre il restante 50% ricopriva ruoli lungo la catena del valore (ad esempio, innovazione/R&D, progettazione e sviluppo del prodotto, sourcing e procurement, supply chain e logistica, manufacturing e produzione). Le organizzazioni coinvolte hanno sede in 12 paesi (Australia, Canada, Francia, Germania, India, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Regno Unito e Stati Uniti) e operano in settori chiave tra cui Aerospace and Defense, Automotive, Consumer Products and Retail, Energy, Financial Services, Healthcare and Life Sciences, Industrial Manufacturing, Telecom, Utilities e Public Sector. La ricerca si è concentrata sulle pratiche e le iniziative di sostenibilità ambientale e non ha incluso gli aspetti sociali della sostenibilità.

Per consultare una copia completa del report, cliccare qui.

[1] Sather Research, “R&D spending as a percentage of revenue by industry (S&P 500)”, marzo 2021; National Center for Science and Engineering Statistics.

[2] Questa percezione è particolarmente radicata negli Stati Uniti (61% dei dirigenti intervistati) e nel settore Retail (65%), mentre solo il 37% dei dirigenti del settore Healthcare and Life Sciences afferma lo stesso.

[3] Dal 2020 al 2021, l’11% delle aziende più avanzate in materia di sostenibilità (“frontrunner”) ha registrato un aumento dei ricavi per dipendente dell’83% superiore rispetto alla media, mentre il 26% delle aziende meno avanzate del 13% inferiore. Nello stesso periodo, le aziende più avanzate hanno registrato un margine di profitto netto superiore del 9% rispetto alla media. Questo non dimostra che la sostenibilità sia direttamente collegata alla redditività, ma evidenzia che non è necessariamente un’enorme spesa e che le organizzazioni possono essere finanziariamente all’avanguardia e sostenibili allo stesso tempo. I “frontrunner”, ad esempio, hanno messo in atto misure che portano benefici sia sul fronte finanziario che su quello della sostenibilità, come sistemi intelligenti per ridurre il consumo energetico, programmi di riduzione dei rifiuti o incentivazione del lavoro da remoto per ridurre le emissioni. Si definiscono “frontrunner” le aziende che dimostrano la maggiore maturità in 1) processi della catena del valore, tra cui approvvigionamento, ricerca e sviluppo, progettazione e innovazione dei prodotti, produzione e logistica; 2) il modo in cui coinvolgono il personale nella loro visione di sostenibilità e 3) l’uso della tecnologia a favore della sostenibilità.

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