Solo un’organizzazione su cinque ritiene di essere preparata a gestire le interruzioni della catena di fornitura globale

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Le organizzazioni prevedono di aumentare gli investimenti nella supply chain del 17% per trasformarla nei prossimi tre anni

Milano, 27 dicembre 2022 – Una nuova ricerca di Capgemini rivela che negli ultimi tre anni, tre quarti delle organizzazioni hanno avuto a che fare con chiusura di strutture, interruzioni della supply chain, assenze dei dipendenti e lavoro da remoto, e meno del 20% si sente pronto per gestire gli impatti di questi cambiamenti. Il nuovo report del Capgemini Research Institute, How greater intelligence could supercharge supply chains, analizza come le organizzazioni di tutti i settori possano sfruttare la tecnologia per creare catene di fornitura resilienti, sostenibili e intelligenti,[1] in grado di gestire le interruzioni e adattarsi in tempo reale.

La maggiore attenzione alla sostenibilità, i cambiamenti socio-economici globali e le mutevoli richieste dei consumatori stanno causando notevoli stravolgimenti nelle supply chain di molte organizzazioni. In questo contesto, le principali preoccupazioni delle aziende leader sono la riduzione delle emissioni di CO2 a tutti i livelli della supply chain (95%) e la crescita dei volumi di e-commerce (90%). Circa il 92% delle organizzazioni intervistate ha dichiarato che la continua delocalizzazione della catena di fornitura globale avrà un impatto su di loro, ma solo il 15% è pronto per affrontarla.

Secondo il report, è fondamentale che le aziende investano ora nella supply chain per essere pronte a soddisfare le richieste future. In media, nei prossimi tre anni, le organizzazioni prevedono di aumentare gli investimenti nella trasformazione della supply chain del 17% e si aspettano di raddoppiare i risultati aziendali in termini di crescita, redditività e sostenibilità.

“Ci sono numerosi elementi che devono armonizzarsi per creare una rete di supply chain adeguata per affrontare il futuro e offrire un servizio differenziato ai clienti. Gli ultimi anni hanno evidenziato la necessità per le organizzazioni di costruire catene di fornitura agili e resilienti, non solo per far fronte alle interruzioni, ma anche per aiutarle a rimanere all’avanguardia, soprattutto dal punto di vista della sostenibilità”, commenta Mayank Sharma, Global Supply Chain Lead di Capgemini. “È chiaro che non esiste un’unica soluzione, ma le organizzazioni che gettano le basi per una supply chain data-driven, abilitata dalla tecnologia, scalabile e sostenibile sono quelle che raccoglieranno i ritorni più significativi in termini di fidelizzazione dei clienti, creazione di valore aziendale e raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità.”

Il report evidenzia la necessità per le organizzazioni di progettare reti resilienti e connesse grazie a una pianificazione integrata e basata sui dati. Suggerisce che la tecnologia sarà un fattore critico in questo senso, dando alle organizzazioni l’accesso a informazioni in tempo reale che, a loro volta, possono migliorare la capacità di prevedere i cambiamenti e aiutarle a pianificare i possibili scenari futuri.

Le aziende leader nella supply chain, ovvero che hanno dimostrato di saper bilanciare con successo le molteplici esigenze della loro catena di fornitura, stanno già ottenendo benefici misurabili. La ricerca ha infatti rilevato che questa piccola frazione di intervistati (9,5%) ha registrato una crescita incrementale del 15% dei ricavi, una riduzione del 17% delle emissioni di CO2 e una quota di mercato superiore di 1,8 punti percentuali rispetto agli altri.

La sostenibilità è un fattore cruciale

Le catene di fornitura sono attualmente responsabili di oltre il 90% delle emissioni di gas serra di un’organizzazione.[2] Le aziende stanno sempre più rimodulando le proprie strategie per dare priorità alla sostenibilità, e molte di esse si pongono come obiettivo primario quello di migliorare l’impatto ambientale complessivo dei loro prodotti e servizi: è evidente che le catene di fornitura debbano essere al centro di queste iniziative.

La grande maggioranza delle organizzazioni intervistate (95%) riconosce la necessità di ridurre le emissioni di CO2 lungo l’intera catena di fornitura, ma solo il 13% si considera adeguatamente preparato a gestire questi cambiamenti. Attualmente, la riduzione delle emissioni Scope 1[3] domina le iniziative di sostenibilità delle organizzazioni (38%), mentre le emissioni Scope 2 e 3 si attestano rispettivamente al 22% e al 27%. Il report suggerisce che le pratiche sostenibili debbano essere adottate lungo tutta la catena del valore, con metriche trasparenti per misurarne le performance e sistemi di tracciamento in tempo reale per monitorarne i risultati. Investire in iniziative di formazione specifica per i fornitori aiuterà a mettere gli stakeholder in condizione di avere un impatto reale, permettendo alle organizzazioni di raggiungere i propri obiettivi.

La ricerca ha rilevato anche che solo un’azienda su quattro ha iniziato a portare su scala le iniziative di sostenibilità nelle proprie catene di fornitura, evidenziando l’opportunità per le organizzazioni di migliorare su questo fronte.

Sfruttare l’automazione e la tecnologia per una gestione efficace

Dal momento che le organizzazioni pianificano di aumentare gli investimenti nella trasformazione della supply chain, il report suggerisce che si concentrino maggiormente sul change management e sulla formazione degli stakeholder. Sarà inoltre importante migliorare la collaborazione con gli altri attori dell’ecosistema (clienti, fornitori, partner), nonché investire in automazione e robotizzazione per migliorare l’efficienza operativa e ridistribuire le risorse (in ambiti come le interazioni con i clienti, le analisi, la pianificazione dinamica e i processi decisionali).

La costruzione di un’architettura composita, integrata e incentrata sul cliente consentirà alle organizzazioni di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di mitigare i rischi legati alla catena di fornitura: una solida struttura transazionale e le migliori soluzioni di settore, unite a piattaforme di condivisione dei dati e di collaborazione in grado di abbattere i silos, permetteranno infatti la gestione end-to-end della catena di fornitura. L’integrazione dei sistemi di gestione della supply chain, al momento isolati, consentirà alle organizzazioni di raccogliere, analizzare e reagire all’enorme volume di dati interni ed esterni che una rete produce. Dalla ricerca è emerso che le aziende leader nella supply chain si distinguono dagli altri attori per la rapidità e l’accuratezza con cui completano questo processo di aggregazione, analisi e azione sui dati. Adottare un approccio centralizzato simile a una torre di controllo, in cui i dati sono raccolti in un unico cruscotto coeso e connesso, contribuirà a eliminare i silos all’interno della rete di supply chain e fornire una visibilità end-to-end per una gestione armonizzata.

Per leggere il report completo cliccare qui.

Metodologia di ricerca

Lo studio ha preso in esame grandi organizzazioni di 13 paesi, attive in settori quali Consumer Products and Retail, Manufacturing e Life Sciences. Nell’ambito della ricerca sono stati intervistati 1.000 dirigenti responsabili della supply chain, che operano in settori come strategia aziendale, domanda e offerta, assistenza ai clienti, finanza e controlling, sostenibilità, ingegneria e progettazione.

Per fornire una visione olistica sono state intervistate diverse organizzazioni, con un fatturato annuo compreso tra 1 e oltre 50 miliardi di dollari. Sono state inoltre condotte 10 interviste approfondite con esperti di grandi organizzazioni che operano nel settore della supply chain.

[1] Una catena di fornitura intelligente comprende elementi come customer experience ottimizzata, sostenibilità, connettività globale e resilienza, che consentono previsioni intelligenti, solida progettazione della rete, pianificazione aziendale integrata, capacità predittiva e scambio di informazioni in tempo reale.

[2] “Transparency to Transformation: A Chain Reaction”, CDP 2020 Global Supply Chain Report, febbraio 2021.

[3] Il Protocollo GHG suddivide le emissioni di gas a effetto serra in tre categorie: le emissioni Scope 1 sono definite come quelle causate direttamente dalle attività di un’organizzazione, le emissioni Scope 2 tengono in considerazione le emissioni indirette derivanti dal consumo di energia di un’organizzazione, mentre le emissioni Scope 3 sono definite come tutte le altre emissioni indirette rilasciate lungo la catena del valore di un’organizzazione.

Fonte: European Commission, ”Climate reporting along the value chain”.

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