Secondo l’ultimo rapporto di Capgemini, l’Europa ha sviluppato una forte policy per gli Open Data ma servono ulteriori azioni strategiche e maggiore consapevolezza

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Autore: Moore, Michele

Milano, 26 novembre 2018 – Capgemini Invent ha pubblicato  la quarta edizione del report che analizza lo stato dell’arte degli Open Data in Europa. Il report, dal titolo “Open Data Maturity in Europe Report 2018: New horizons for Open Data driven transformation”, mette in luce da un lato la discontinuità con cui i paesi europei stanno abbracciando la trasformazione guidata dagli Open Data, dall’altro le diverse scale di priorità che ognuno di loro ha identificato per implementarla. Il report è stato commissionato dalla Commissione Europea nell’ambito dell’European Data Portal e coordinato da Capgemini Invent[1].

L’edizione 2018 del report fa affidamento su una metodologia superiore per misurare il grado di maturità degli Open Data in tutta Europa. Sono state inserite due nuove variabili – impatto e qualità dei dati – che si aggiungono a policy e maturità dei portali, già presi in esame nel periodo 2015-2017. Grazie a questo aggiornamento, lo studio mira a valutare con maggiore meticolosità il grado di maturità degli Open Data, intercettando al meglio le diverse sfaccettature. Inoltre, il benchmark 2018 si è anche posto l’obiettivo di incentivare i governi nazionali a introdurre misure volte a incrementare gli sforzi in ambito Open Data nelle nuove aree strategiche.

L’Europa non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale

Dal report, che evidenzia un tasso di maturità complessivo del 65%, emerge che l’Europa non ha ancora raggiunto il suo massimo potenziale. La valutazione delle quattro variabili mette in luce una certa disparità tra alcune aree in cui sono stati registrati buoni progressi – ad esempio “policy” – e altre in cui sono ancora necessarie azioni per far sì che i paesi proseguano verso gli obiettivi fissati a livello europeo.

«Possiamo notare la maturità nel cambio di velocità e di sfide che abbiamo valutato e misurato quest’anno», ha dichiarato Domenico Leone, Public Sector Director, Capgemini Business Unit Italy.  «Questo è un esempio di come i paesi europei stiano cercando di compiere importanti passi in avanti, ad esempio adottando la giusta policy e il portale più adatto, con l’obiettivo di ottenere un impatto coerente e sostenibile».

In termini di maturità della policy, nel 2018 i ventotto Stati Membri dell’Unione Europea hanno raggiunto un tasso complessivo dell’82%, che indica come questi abbiano sviluppato una solida base in termini di obiettivi strategici per gli Open Data. Alla luce di questi risultati, i paesi si stanno ponendo ora nuovi obiettivi: quelli meno maturi hanno scelto di compiere il passo successivo, concentrandosi sull’ammodernamento dei propri portali nazionali, mentre i paesi Open Data più avanzati hanno intrapreso azioni per migliorare la qualità della pubblicazione dei dati. Nei paesi europei più performanti come Irlanda, Spagna e Francia, l’attenzione è focalizzata sul monitoraggio e la cattura dell’impatto derivante dal riutilizzo degli Open Data.

L’impatto del riutilizzo degli Open Data deve diventare la priorità

Il report si conclude sottolineando la necessità di un’azione più strategica per consentire progressi più rapidi a livello nazionale e l’urgenza di sviluppare una consapevolezza strategica sul riutilizzo e l’impatto degli Open Data. La dimostrazione di tale impatto rimarrà la sfida principale per i decision-maker nazionali in fatto di Open Data. Allo stesso tempo, dimostrare il loro impatto rimane fondamentale per supportare la leadership politica necessaria, consentendo una maggiore pubblicazione dei dati e favorendo un più intenso riutilizzo di quelli disponibili.

«I paesi dell’Unione Europea devono migliorare la propria strategia per cogliere i benefici attesi dagli Open Data. Sarà fondamentale concentrarsi su alcuni settori prioritari per catturarne e dimostrarne l’impatto. Incentivare la pubblicazione di dati di alta qualità e capire come massimizzare il riutilizzo degli Open Data sarà inoltre cruciale per cogliere l’impatto su questi domini», conclude Domenico Leone.

 

Note finali:

  • I paesi presi in esame comprendono i ventotto Stati Membri dell’Unione Europea, oltre ai paesi membri dell’AELS: Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera.

Per ulteriori informazioni e per accedere al report completo visitare:

 

European Data Portal

Il termine Open Data fa riferimento alle informazioni raccolte, prodotte o acquistate da organi pubblici e che possono essere utilizzate, modificate e condivise da chiunque. Tra i benefici dell’Open Data troviamo: l’incremento della trasparenza e delle responsabilità del Governo, oltre a benefici finanziari tangibili per cittadini, imprese e l’intera società. Lo studio di Capgemini, pubblicato per la prima volta nel 2015 in occasione del lancio dell’European Data Portal, stimava un valore di mercato di circa 75,7 miliardi di euro per gli Open Data entro il 2020, con un forte incremento di circa il 37% tra il 2016 e il 2020. In questo contesto, l’Unione Europea ha lanciato l’European Data Portal che raccoglie le informazioni sui dati diffusi da ogni paese europeo. Ad oggi, copre 35 paesi, 78 cataloghi, unisce circa 870.000 set di dati in tutta Europa e offre un’ampia gamma di risorse per l’apprendimento e casi d’uso. L’impegno pluriennale è solo uno dei tanti modi che il Gruppo Capgemini utilizza per supportare i clienti nel trarre ogni giorno informazioni strategiche dai dati.

Per ulteriori informazioni e per accedere al report completo, cliccare sui seguenti link:

[1] L’implementazione dell’European Data Portal è guidata da Capgemini Invent iniseme a Intrasoft International, Fraunhofer Fokus, con terra, Sogeti, University of Southampton, Time.lex, 52 North e il Lisbon Council, per conto della Commissione Europea.

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