Nuovo report di Capgemini: i dati sono fondamentali per raggiungere gli obiettivi net zero

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  • L’integrazione dei dati sulle emissioni nel processo decisionale ha aiutato le organizzazioni a ottenere una riduzione delle emissioni annue del 4,6%
  • Sviluppare solide capacità collaborative e di gestione dei dati può trasformarli in una leva significativa verso le zero emissioni nette

Milano, 15 settembre 2022 – Le organizzazioni devono sfruttare al massimo il potenziale dei dati per raggiungere i loro obiettivi net zero.[1] Dall’ultimo report del Capgemini Research Institute, intitolato Data for Net Zero: Why data is key to bridging the gap between net zero ambition and action, emerge tuttavia che se da un lato la stragrande maggioranza delle aziende riconosce il valore dei dati sulle emissioni (85%), dall’altro la metà di esse sostiene di non riuscire a utilizzarli efficacemente nei processi decisionali. Attualmente, le organizzazioni si avvalgono dei dati sulle emissioni soprattutto per misurare le performance di sostenibilità e solo in pochi casi anche per migliorare i processi esistenti o individuare le opportunità di riduzione delle emissioni attraverso strumenti di analisi avanzata. Sviluppando migliori capacità collaborative e di gestione dei dati a livello di settore, le organizzazioni hanno un’enorme opportunità di migliorare la propria sustainability footprint lungo tutta la catena del valore.

Il report, che ha visto la partecipazione di oltre 900 aziende che hanno definito i loro obiettivi net zero, ha evidenziato che oltre la metà (53%) di quelle che utilizzano i dati sulle emissioni nel loro processo decisionale ha registrato progressi più rapidi verso il raggiungimento del net zero, come una riduzione media delle emissioni del 4,6% e una maggiore trasparenza.

Per la maggior parte delle organizzazioni, la gestione e la raccolta di dati sulle emissioni Scope 3[2] risulta particolarmente impegnativa: in media, si stima che queste ultime rappresentino fino al 95% della carbon footprint di un’azienda,[3] ma solo il 24% delle organizzazioni dichiara di avere un sufficiente livello di consapevolezza circa i fornitori che producono la maggior parte delle emissioni. Inoltre, meno di un terzo (30%) delle organizzazioni misura le emissioni derivanti dall’acquisto di beni e servizi e solamente il 27% quelle derivanti dall’uso dei prodotti venduti. Questo si spiega in parte con una mancanza di fiducia nei dati raccolti, che spesso si basano su stime di settore e su fonti terze. Un altro motivo è da ricercarsi nella scarsità di competenze in materia di carbon accounting, che non permette alle organizzazioni di misurare efficacemente le emissioni e applicare i dati raccolti al processo decisionale.

Competenze e collaborazione sono essenziali per migliorare la raccolta e la comprensione dei dati

Dal report si evince che una maggiore collaborazione a livello di ecosistema per ottenere dati affidabili sulle emissioni è essenziale per fare progressi verso gli obiettivi net zero. Attualmente, meno di un terzo (32%) delle aziende dichiara di prendere parte a iniziative di ecosistema per condividere i dati sulle emissioni con realtà esterne come ONG, competitor, fornitori e clienti. Per raggiungere le zero emissioni nette, le organizzazioni devono aumentare la collaborazione con i loro fornitori per aiutarli a migliorare le competenze di misurazione e gestione delle emissioni.

Il report evidenzia inoltre la necessità di una solida base di gestione dei dati che consenta alle organizzazioni di raccogliere, consolidare e ottimizzare i dati provenienti da più fonti come parametro fondamentale per raggiungere gli obiettivi net zero in modo più smart. Questo richiede l’implementazione di meccanismi per individuare la responsabilità della decarbonizzazione all’interno delle organizzazioni, la definizione di chiari KPI per i team aziendali e maggiori investimenti nelle competenze di carbon accounting.

Inoltre, le organizzazioni devono assicurarsi che i dipendenti a tutti i livelli siano adeguatamente preparati e motivati a svolgere il proprio ruolo nel percorso verso il net zero, ma solo pochissime di loro (7%) stanno investendo per aumentare l’awareness e la formazione su temi legati alla sostenibilità e al cambiamento climatico: agire in questo senso potrebbe dare un contributo significativo per colmare la carenza di competenze.

Marco PerovaniCOO di Capgemini in Italia, ha dichiarato: “Anche se organizzazioni e governi hanno fissato i loro obiettivi net zero a cinque, dieci, trent’anni di distanza, ciò non significa che la sostenibilità sia un problema futuro. Il nostro pianeta è in crisi e per monitorare i propri progressi, implementare nuovi requisiti normativi o rispondere alle richieste dei consumatori, i dati e la loro analisi sono fondamentali. Sono ancora troppo poche le organizzazioni che stanno adottando un approccio davvero basato sui dati nel loro percorso verso questi obiettivi. Anche la collaborazione gioca un ruolo cruciale, sia coinvolgendo l’intera catena del valore che attraverso alleanze globali per migliorare collettivamente i sistemi di gestione delle emissioni. Le organizzazioni devono inoltre investire in risorse dedicate alla contabilità del carbonio e definire chiari obiettivi in termini di emissioni, in modo da passare dall’ambizione all’azione”.

Per maggiori informazioni e per consultare una copia del report, cliccare qui.

[1] Siamo consapevoli che la definizione di net zero è in evoluzione. Ai fini di questa indagine, abbiamo utilizzato la seguente definizione di net zero, basata su quella IPCC: “Per un’organizzazione, essere net zero significa ridurre le emissioni di gas serra (CO2, metano, protossido di azoto, ecc.) fino ad avvicinarsi allo zero ed estrarre le emissioni residue dall’atmosfera entro un determinato periodo di tempo”. Il report fa inoltre riferimento al “Corporate Net-Zero Standard” di SBTi, introdotto nell’ottobre 2021 per definire i requisiti chiave che gli obiettivi net zero devono soddisfare per essere in linea con quello di limitare l’aumento della temperatura globale a 1,5°C. Le 900 organizzazioni che hanno partecipato alla nostra indagine hanno fissato obiettivi net zero in senso ampio e non sono necessariamente allineate con il “Corporate Net-Zero Standard” di SBTi.

[2] Le emissioni Scope 3 comprendono le emissioni a monte e a valle. Quelle a monte provengono da fonti indirette della catena di fornitura di un’organizzazione, come l’acquisto di beni e servizi, la distribuzione e il trasporto, mentre quelle a valle derivano dall’uso dei prodotti venduti e da come vengono smaltiti una volta terminato il ciclo di vita.

[3] CNBC, “Climate experts are worried about the toughest carbon emissions for companies to capture”, agosto 2021.

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