Quante palline da tennis posso caricare su un Airbus?

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Ma ve lo ricordate il vostro primo colloquio di lavoro in assoluto? Ansia e agitazione penso che fossero il minimo delle emozioni provate per tutti. Forse la stessa ansia e agitazione che si provano durante l’esame di maturità o al primo esame all’università, pensandoci molto bene. Passato però il primo esame, i successivi filano sicuramente in maniera più sciolta. Almeno nella maggioranza dei casi. In ogni caso, davanti a voi, non ci sarà mai un plotone di esecuzione. Nel peggiore dei casi, ci sarà qualcuno a cui la vostra prestazione non è piaciuta, ma mai troverete una giuria prevenuta e pronta a condannarvi senza che vi siate messi in gioco. Ecco: un cambio di prospettiva, a volte, può davvero semplificare le cose in partenza…

Le persone che si siederanno al tavolo con voi per esaminarvi non hanno alcuna intenzione iniziale di “bocciarvi”, anzi, sono interessate a voi. Se siete seduti a quel tavolo, è perché l’azienda ha visto qualcosa di interessante in voi e che vuole verificare le qualità intraviste nel vostro CV. Provate a guardarli con occhi diversi. Senza perdere di vista la forma, però

Già, perché, alla base di ogni valutazione vi è la forma e durante un colloquio di lavoro esistono due tipologie di forma: quella relativa al dress-code e quella relativa all’esposizione dei contenuti.

Per quanto riguarda la prima, il dress-code va scelto accuratamente in base ad alcuni parametri che vanno dalla propria età, al tipo di azienda fino a coprire la posizione alla quale ci si candida. Insomma, se nel vostro caso siete neolaureati di 25 anni, pronti a fare il colloquio presso una startup per la posizione di sviluppatore, di certo non è il caso di presentarsi in abito scuro, cravatta e scarpe di vernice! Molto meglio puntare ad un look più casual, no?

Superata la forma del dress-code, l’altro aspetto è quello dell’esposizione dei vostri contenuti, attraverso il linguaggio, in primis. Sono da evitare assolutamente dialetto o forme di slang, questo è intuibile, ma anche le emozioni che si lasciano trapelare hanno un peso: a mio avviso, ad esempio, tranquillità e sicurezza in se stessi sono alleati preziosissimi; un contenuto esposto in maniera tranquilla e ferma è di maggior impatto rispetto allo stesso contenuto esposto con titubanza. Inoltre, esponendo in modo deciso (non arrogante, sia bene chiaro!) i possibili dubbi del vostro interlocutore avranno meno spazio e meno gioco all’interno della mente.

Tolta la forma, infine, rimane il contenuto. E i contenuti, si sa, sono il vero core del colloquio.

Su quali contenuti tecnici esporre è facile orientarsi, basta che non ci siano discordanze rispetto a quanto è scritto sul CV; per il resto conta davvero il modo in cui vengono esposti: il momento di discussione serve a chi vi sta esaminando per capire come siete fatti, come ragionate, come vi ponente di fronte ad un problema e in che modo provate a trovare una soluzione (quindi è importante non tanto sulla soluzione, quanto il vostro modus operandi). Se quindi vi trovate davanti alla domanda “Quante palline da tennis posso caricare su di un Airbus?” non indugiate, prendetevi del tempo per riflettere ed iniziate a pensare ad alta voce esponendo un ragionamento il più possibile plausibile, più che la risposta corretta. Perché nessuno di voi, neolaureati o non, sarà in grado di dire al volo quante palline entrino su di un aereo, ma far capire come vi ponete di fronte ad un problema di natura “impossibile” è l’obiettivo reale di chi vi ha posto il dilemma.

Si badi bene, però, che i contenuti non sono solo quelli tecnici: anche il candidato è un “contenuto”! È necessario prepararsi sulla propria esperienza (sia essa lavorativa o universitaria), sulle proprie ambizioni e sulle motivazioni che spingono a candidarsi per una posizione in quella determinata azienda. Insomma, il contenuto siete voi. Non improvvisate mai la risposta ad una domanda del tipo “Dove ti vedi tra 10 anni?”: potrebbe andarne del vostro colloquio. Il modo di porsi e di far vedere la propria personalità è importante. Come lo è la sincerità nel farlo. Siate decisi, ma siate voi stessi. Se non capite la domanda o se non avete le competenze per rispondere, ditelo. Magari sulla mancanza di competenze, se riuscite, provate ad impostare un ragionamento bastato su altre competenze che pensate di possedere e che possano essere comunque utili: anche questa è una questione di prospettiva.

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