Sistemi caotici

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C’è del caos nel lavoro che svolgiamo tutti i giorni, seduti alle nostre scrivanie, mentre disegniamo o sviluppiamo un sistema? Come si collegano la Teoria del caos applicata ai modelli economici e l’informatica? Il caos, vedete, non è necesssariamente una cosa negativa.

A metà degli anni novanta, ho avuto la possibilità e la fortuna di frequentare un corso sui sistemi dinamici tenuto dal prof. Alfredo Medio. Sapete? Ho un ricordo particolarmente gradevole di quel semestre primaverile, se non altro per il fatto che le lezioni si svolgevano in una soleggiata aula di Ca’ Bembo, quando ancora ospitava il Dipartimento di Economia Aziendale. Nonostante il caldo estivo, il docente era sempre in giacca e cravatta; ricordo che solo una volta fu costretto a tenere la lezione in maniche di camicia, scusandosi di aver sbagliato la scelta della giacca quella mattina…

Era un corso avanzato di matematica nel quale, fra gli altri argomenti, ci veniva presentata anche la Teoria del caos applicata ai modelli economici. Giusto per capirci: il libro di testo è scritto in inglese e l’autore è lo stesso professore che a Cambridge tiene le sue lezioni sulla complessa teoria davanti a decine di studenti affamati di sapere (Chaotic Dynamics – Cambridge University Press – 1992). Probabilmente uno di quegli esami che “se lo superi al primo appello significa che hai davvero la stoffa!”.

Ho capito che un sistema dinamico è caotico quando il suo attuale stato dipende in modo sensibile dalle condizioni iniziali: il classico battito d’ali di una farfalla in Cina che può provocare un uragano in Texas.

Perché racconto tutto ciò?

Perché oggi la teoria del caos si può applicare ai sistemi informatici.

Come?

Ad un sistema informatico che il mio team di lavoro, ben 12 anni fa ormai, aveva disegnato, sviluppato e seguito nei primi anni della crescita, ad esempio. Dopo 25 anni da quelle lezioni in aula Ca’ Bembo, cioè, alcuni dei concetti teorici lì espressi sui sistemi dinamici e il loro caos, in una certa misura, oggi ritornano per essere applicati ai sistemi informatici.

Nel nostro caso, si trattava di un progetto di un certo respiro e, come spesso accade in questi casi, si ha spesso la tendenza a sentirlo come fosse una propria creatura, e per me lo era, tanto che oggi, quando lavoro presso il cliente interessato, c’è chi mi ricorda ancora come “il papà” di quel sistema!

Anche se ormai l’ho praticamente perso di vista, posso affermare che le numerose scelte tecniche adottate dal principio sono tutte ancora lì, immutate, a dimostrazione della qualità del disegno, con features che conferivano al sistema stesso caratteristiche di modularità e flessibilità di utilizzo.

Dopo anni di interventi di adeguamento ai nuovi standard, dopo le biforcazioni, le evoluzioni, le regressioni (talvolta catastrofiche!) e alcuni travisamenti e utilizzi impropri, ormai il numero di persone che nel corso degli anni hanno messo mani a quel sistema è talmente grande che può davvero essere considerato un sistema informatico caotico! E questo, nel senso che oggi la sua complessità dipende in buona misura dalle caratteristiche che ne hanno costituito l’impianto iniziale. Proprio come un qualsiasi altro sistema dinamico.

Forse ogni sistema sufficientemente complesso è destinato, prima o poi, a diventare caotico?

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